Dalle carte rosa a fumetti alla pellicola: nuovi intrecci intermediali tra il fotoromanzo e il cinema
DOI:
https://doi.org/10.60923/issn.2785-2288/24869Parole chiave:
cinema, convergenza dei media, cultura popolare, fotoromanzo, intermedialitàAbstract
Il presente articolo traccia un percorso insolito – e in un certo senso ‘al contrario’ – di intrecci intermediali tra cinema e fotoromanzo, mettendo in luce la natura bidirezionale del loro rapporto. Lontano dall’essere una semplice derivazione del medium cinematografico, il fotoromanzo si rivela infatti uno spazio in cui cultura popolare e cinema d’autore trovano un punto d’incontro. Attraverso i casi studio di tre registi italiani di rilievo – Michelangelo Antonioni, Federico Fellini e Cesare Zavattini – l’articolo mostra come riviste di romanzi rosa a fumetti, quali «Grand Hotel», «Sogno» e «Bolero Film», nate dall’estetica e dalle atmosfere cinematografiche, abbiano finito per ispirare a loro volta pellicole d’autore. I registi sopracitati, ciascuno a modo proprio e nel proprio stile, hanno saputo infatti vedere nel fotoromanzo un prodotto capace di cogliere i desideri quotidiani e le trasformazioni sociali del dopoguerra italiano. Riconsiderando il fotoromanzo non come una semplice appendice dei paratesti cinematografici, ma come suo interlocutore dialogico, l’articolo propone una nuova valutazione del suo rapporto con il cinema nonché della sua rilevanza culturale nella storia della narrazione visiva italiana.
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